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 Tratta da : www.comunedasa.it

News di Cronaca - ANSA.it

Feste Religiose

La principale festa religiosa di Dasà è la 'Ncrinata   (si chiama così il rito religioso rappresentazione dell'incontro della Madre col Cristo Risorto) che si svolge il martedì  dopo la domenica di Pasqua sul mezzogiorno.

 

foto ncrinata

 

La fede dei cittadini di Dasà è rivolta principalmente alla Madonna della Consolazione. La devozione dei dasaesi nei confronti della Statua risale, presumibilmente, alla fine del 1400, tenendo presente che la chiesa dove c’è la sacra statua è stata edificata nel 1483.

 

È di questo periodo, appunto, una leggenda che racconta di un’incursione di briganti i quali devastarono il Casale di  Bracciara  compresa la chiesa.

 

Tra i ruderi di quel saccheggio rimase l’altare con la statua lignea raffigurante la Madonna della Consolazione. Si racconta anche che i paesi vicini, Dasà, Acquaro e Arena subirono più o meno lo stesso saccheggio; i loro abitanti, in procinto di edificare una nuova chiesa, rivendicarono il possesso della statua che venne prelevata, da Bracciara, con una carro trainato da buoi ma che, dopo appena qualche chilometro si fermarono senza più volere continuare, proprio alle porte di Dasà, nel luogo dove  poi è stata edificata la chiesa della Consolazione, (in Piazza Madonna della Consolazione a Lei dedicata)  tutt'oggi ospitante la statua. 

 

La 'Ncrinata   si svolge una volta l’anno,  ("ja bascjiu a l'Arcu" - giù in località Arcu) ,  il martedì di Galilea, nel giorno in cui Maria ricevette, da San Giovanni, la notizia della  Risurrezione del Cristo e coinvolge  i dasaesi, gli abitanti dei paesi limitrofi e tanti turisti che conoscono l'importanza della manifestazione religiosa.

 

La cerimonia religiosa consiste nel rappresentare l'incontro tra San Giovanni Evangelista e la madre di Gesù. In tale occasione San Giovanni le annuncia la risurrezione del Cristo e Maria colta da grande emozione per tale  notizia, si precipita di corsa, assieme all'Evangelista (le statue vengono portate  ad una velocità superiore) verso suo figlio e quando lo vede, le viene tolto il mantello "mantu" nero (testimonianza del fatto che il suo lutto era terminato) per sfoggiare un nuovo meraviglioso mantello azzurro (che aveva sotto il nero) con ricami in oro, il tutto enfatizzato da un coinvolgimento emotivo degli spettatori e dal rombo dei fuochi artificiali.

 

Dopo, le tre statue vengono disposte  a schiera e trasportate  in processione lungo le vie principali del paese. Questo evento religioso viene ripetuto, da quasi 300 anni  e, preparato con cura minuziosa, dai fedeli al punto da conservare sempre quel fascino particolare che attrae laici e credenti.

 

È tradizione far portare, a spalla, la statua della Consolazione, a coloro (o chi per loro) che si aggiudicano all'asta "incantu" le stanghe "i stanghji", che sorreggono il piedistallo dove poggia la statua; a partecipare a tale asta al migliore offerente, (che si svolge dentro la chiesa in busta chiusa) sono soprattutto quelle persone che ritengono di avere ricevuto una grazia particolare o che vogliono chiederla (per loro, ma più spesso  per i propri cari)  "per voto"  dalla/alla Consolazione; tra i più facoltosi e devoti (due aggettivi contrastanti) pare vi siano gli emigrati, che pur vivendo in terre lontane hanno conservato per la Consolazione una grande fede, che per certi aspetti, in tanti non riescono a spiegarsi, se non come un desiderio di protagonismo-rivalsa e di ringraziamento per eventuali fortune ricevute emigrando, da un luogo, che poco aveva dato loro in tal senso, o per sfortune cui si chiede l'intervento superiore della Consolazione.

 

Storicamente vi è una ragione più fondante sulla devozione alla Consolazione da parte dei  dasaesi: ("L’anno 1656 in tutto il reame di Napoli, nel quale la Calabria era compresa, infuriò una terribile pestilenza che mietè vittime "anche illustri". I dasaesi si rivolsero alla loro protettrice, impetrando di essere preservati da tanta calamità. Si tramandò che la Madonna della Consolazione accolse l’appello angosciato dei suoi figli devoti, riconoscendo in Lei la donna vista con le palme rivolte verso il vicino paese di Arena in atto di trattenere la peste lontana da Dasà.

 

Quel momento di dolore e di fede è stato interpretato, nel bassorilievo di bronzo sulla porta della chiesa della Consolazione, dal maestro Luigi Maida, affermato artista che nel 1981 aveva restaurato la statua lignea della titolare della chiesa.

 

Fonte : http://www.comunedasa.it/

 

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